Il dilemma della rana e dello scorpione 

Il sottotitolo di questa nota favola attribuita ad Esopo potrebbe essere la capacità di autocontrollo[1], ovvero la capacità di rinunciare a gratificazioni immediate per conseguire maggiori vantaggi che si realizzano in tempi più lunghi.

Quanto siamo disposti a rinunciare a bisogni che trovano la loro fugace soddisfazione nel breve periodo anche quando questo compromette la possibilità nel futuro del raggiungimento di obiettivi di più ampia portata? In altre parole, quanto siamo disposti a rimandare il soddisfacimento dei nostri bisogni individuali per ottenere in futuro maggiori benefici collettivi e di più lunga durata? 

Ci interroghiamo quasi sempre sulle cause del comportamento irrazionale dello scorpione, che per assecondare impulsivamente la sua natura compromette la traversata e provoca la sua morte insieme a quella della rana. E se invece ci concentrassimo sulla rana e su cosa la spinge a cooperare con lo scorpione?

Inizialmente la rana non si fida dello scorpione, tuttavia viene convinta dalla razionalità della sua argomentazione che si basa sulla spinta alla sopravvivenza; perché infatti lo scorpione dovrebbe pregiudicare la propria incolumità che in questo caso dipende da quella della rana?  La rana quindi si fida e decide di cooperare; eppure sembra che non ne tragga alcun beneficio diretto, almeno nell’immediato, in quanto sarebbe in grado di effettuare la traversata in autonomia.

Forse non si tratta di un semplice atto di altruismo disinteressato; forse ne trae invece un beneficio indiretto, e nel caso quale? Possiamo supporre che il beneficio atteso consista nel creare le condizioni affinché in futuro, quando lei avrà bisogno di aiuto, qualcuno sarà disposto ad aiutarla. È su questo principio di reciprocità che si basano le nostre interazioni sociali ed è il motivo per cui riusciamo a cooperare per un fine comune, andando al di là del mero interesse personale. 

Noi ci troviamo tutti i giorni ad affrontare questo dilemma, correre il rischio di cooperare per un fine comune più alto, oppure se accontentarci di coltivare il nostro orticello, per paura di incontrare uno “scorpione” che con la sua impulsività vanifica ogni atto di cooperazione. Purtroppo situazioni di questo genere sono all’ordine del giorno, ad esempio quando prevale l’invidia sociale, o quando la vendetta degenera in comportamenti distruttivi e autodistruttivi (Muoia Sansone con tutti i Filistei!); un caso ancora più estremo è visibile, purtroppo, nel dramma dei femminicidi, tragicamente quasi ogni giorno sotto gli occhi di tutti.

Un’altra chiave di lettura potrebbe esserci offerta dal dilemma del prigioniero: anche la teoria dei giochi, infatti, evidenzia che razionalmente gli individui dovrebbero essere portati a cooperare in quanto dalla cooperazione si traggono maggiori benefici, sia individuali che collettivi. Potremmo quindi vedere “la rana e lo scorpione” come un gioco a somma diversa da zero, nel quale, cioè, basta che solo uno non cooperi per minimizzare il risultato e l’unico ottimo possibile è quello della cooperazione da parte di entrambi. 

Cosa spinge gli individui a cooperare se non la fiducia nella razionalità altrui? Noi presupponiamo negli altri una capacità di autocontrollo, la cui assenza minerebbe invece le fondamenta del vivere sociale in quanto renderebbe gli individui incapaci di cooperare al fine di raggiungere obiettivi comuni. Se manca l’autocontrollo l’individuo sarebbe infatti disposto ad accettare un minore soddisfacimento dei propri bisogni piuttosto che concorrere insieme ad altri al raggiungimento di obiettivi superiori ma il cui vantaggio vada poi condiviso. 

L’assenza di autocontrollo genererebbe il caos sociale in quanto ogni individuo si comporterebbe in maniera disordinata, assecondando le pulsioni momentanee e con atteggiamenti opportunistici e parassitari volti ad approfittare dell’impegno e della disponibilità altrui. 

La cattiva notizia è che l’autocontrollo nella nostra società è scarsamente diffuso, la buona notizia invece è che può essere allenato e stimolato a crescere in quanto l’impulsività non è un istinto incontenibile. Coltivando l’autocontrollo e la cooperazione, ogni giorno abbiamo la possibilità di scrivere un finale diverso di questa favola.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Favola_della_rana_e_dello_scorpione