Nelle nostre società talvolta osserviamo una diffusa tendenza all’inazione, che spesso etichettiamo come indifferenza nell’accezione negativa del termine. Se ci soffermiamo a riflettere, dobbiamo però ammettere che osservare un’assenza (in particolare una omissione nell’agire) pone qualche problema, la cui analisi può offrirci qualche spunto di riflessione.
Aspettative dell’osservatore. Chi fa rilevare un’omissione nell’agire, in realtà rende esplicita una sua aspettativa che viene disattesa quando altri individui non realizzano un certo tipo di azioni. Su cosa si fondano queste aspettative? Possiamo supporre che alla base ci sia il soddisfacimento di obiettivi che le azioni auspicate dovrebbero concorrere a realizzare e che verrebbero invece parzialmente o totalmente compromessi in assenza di tali azioni. Questo ci pone almeno altri due interrogativi: su cosa si fonda l’aspettativa che tali obiettivi siano condivisi da altri individui? E anche nel caso in cui lo siano, bisognerebbe chiedersi su cosa si fonda l’aspettativa che le valutazioni sulle azioni da realizzare debbano convergere.
Prospettive soggettive. Questo tipo di aspettative non trovano fondamento nei principi che regolano una società libera, pluralistica e democratica, la quale invece ammette obiettivi non condivisi e valutazioni divergenti sul modo in cui perseguire obiettivi condivisi. In questi casi si realizza socialmente una situazione di indifferenza, nel senso che prospettive soggettive differenti riguardo a obiettivi e scelte di azione (o inazione) vengono considerate di pari valore. Il confronto fra prospettive differenti, nel rispetto delle regole democratiche, definisce gli orizzonti di una società libera.
Neutralità. Anche il non prendere posizione su un dato obiettivo o su differenti linee di azione per realizzarlo, o comunque non esprimere pubblicamente la propria posizione, è una libertà ammessa in una società pluralistica e democratica. Il non prendere posizione può dipendere dal fatto che l’individuo percepisce legittimamente l’obiettivo come irrilevante (disinteresse), oppure dal fatto che l’individuo ritiene di non avere elementi sufficienti per valutare differenti azioni possibili. In quest’ultimo caso, la conseguente mancanza di azione potrebbe riflettere una posizione soggettiva più consapevole, più riflessiva, più cauta, meno emotiva. L’osservatore che ha una posizione non neutra potrebbe considerare questa inazione (non corrispondente alle aspettative fondate sul suo paradigma soggettivo) come indifferenza e attribuirle una valenza negativa. Così facendo, però, sta implicitamente considerando la sua prospettiva soggettiva come superiore e questo rappresenta potenzialmente un problema per gli orizzonti di una società libera.
Insidie del moralismo. Considerare la propria prospettiva soggettiva superiore a prospettive diverse costituisce un’alterazione del pluralismo e del confronto costruttivo, perché sostituisce all’equivalenza sociale una valutazione di tipo moralistico. A tale alterazione corrisponde una forma di indifferenza difensiva: scegliere l’inazione quindi non sempre è segno di indifferenza dovuta a ignavia, mancanza di empatia, disinteresse e irresponsabilità, così come scegliere una linea di azione differente non sempre è segno di divergenza di obiettivi; a volte l’indifferenza o l’inazione è dovuta al timore del giudizio o addirittura dello stigma sociale nel prendere una posizione non conforme al pensiero dominante. Il germe del moralismo determina situazioni di conflittualità (di cui la nostra quotidianità sociale abbonda) che rimpiazzano le analisi sugli obiettivi e sulle corrispondenti azioni possibili; analisi che, se ben fondate, potrebbero contribuire al superamento delle posizioni di neutralità, a una maggiore condivisione di obiettivi, a una più ponderata e razionale valutazione delle diverse linee di azione.
Orizzonte sociale. Fermo restando il rispetto per le prospettive soggettive, constatare la diffusa mancanza di azione ogniqualvolta gli obiettivi travalicano la sfera strettamente privata può dare da pensare. Le giustificazioni (alibi?) di chi limita il proprio agire al perseguimento di obiettivi strettamente personali, familiari, lavorativi, escludendo dal proprio orizzonte qualsiasi forma di agire sociale possono essere diverse: mancanza di tempo, razionalità individuale, percepita irrilevanza dei propri comportamenti rispetto a questioni più generali, sfiducia generalizzata nel sistema. Comunque, quelle che possono apparire come scelte di comodo rappresentano campanelli di allarme sullo stato di salute di una società libera, pluralistica e democratica.
Indifferenza negativa. Ci sono comunque casi in cui l’inazione contrasta con le regole di una società libera, pluralistica e democratica. Pensiamo, ad esempio, all’indifferenza che si manifesta quando si osserva un individuo che fa venir meno il suo contributo agli obiettivi riconosciuti come pubblicamente rilevanti o che realizza azioni in contrasto con tali obiettivi. I tentativi di giustificare questo tipo di indifferenza come una forma di tolleranza travalicano gli ambiti di libertà di scelta d’azione, che riguardano le prospettive soggettive e non la prospettiva pubblica. La tolleranza è un valore quando si tratta di rispettare posizioni differenti che rientrano negli orizzonti di libertà che la società garantisce agli individui, ma diventa una omissione civica quando fa venir meno il contrasto alle situazioni che minano le fondamenta della convivenza sociale e, quindi, le stesse istituzioni.
Confini sfumati. Individuare con precisione i confini delle diverse situazioni non è compito facile, anche perché nelle società libere e democratiche, e quindi dinamiche, questi confini possono essere continuamente rivisti e ridefiniti. Ci sono casi particolari che possono essere di difficile collocazione, con profili complessi che interessano più di una situazione. Un’avvertenza che ci invita alla ponderazione e alla prudenza, ma non ci esime dalla fatica di analizzare i singoli casi in relazione alle situazioni che ci siamo sforzati di individuare. Perché, in ultima analisi, la forma di indifferenza più grave, l’unica omissione di azione che una società democratica non può permettersi (pena la sua sopravvivenza) è quella nei confronti della conoscenza e della comprensione della complessa realtà sociale in cui viviamo.

