Avviso ai lettori (di tutti i generi): il titolo è ambizioso, ma quelli che seguono sono solo pochi pensieri in libertà, che non hanno alcuna pretesa di rappresentare un’analisi sociale rigorosa; al contrario, potrebbero facilmente essere considerati semplicistici e ingenui. Se questo non costituisce un ostacolo insormontabile, potete provare a leggere con indulgenza.
Spesso si pensa all’umanesimo[1] in termini etico-morali, collegandolo al valore della vita umana e della dignità di ogni singola persona, ai diritti dell’individuo e al dovere della solidarietà tra individui, al bene individuale e collettivo. Spesso, di contro, si pensa alla scienza e alla tecnologia come a strumenti per soddisfare i nostri bisogni materiali, ma che deve essere subordinata (e se necessario limitata) ai valori e ai principi dell’umanesimo. Si alimenta così l’idea, o il pregiudizio, che uomo e scienza siano in qualche modo in contrapposizione e questo si riflette anche nelle barriere poste allo studio scientifico del comportamento umano.
Poiché la realtà umana e sociale appare troppo complessa per essere capita, ma necessita comunque di essere incardinata in un sistema di regole, si tende ad abbandonare la strada della conoscenza (scienza) e a imboccare la strada dell’etica individuale e sociale (modelli normativi). Può capitare, però, che si arrivi a un punto in cui la complessità delle società, quelle società il cui funzionamento non è stato ancora pienamente compreso ma è stato forzato entro modelli normativi, raggiunga un livello tale da riuscire difficilmente controllabile col solo ricorso all’etica. Ed è a questo punto che l’umanesimo rivela la sua debolezza e vulnerabilità.
La fase che stiamo vivendo, con le molte difficoltà e sofferenze che emergono nelle differenti società umane e il vacillare dell’ordine mondiale così come noi lo abbiamo conosciuto, sembra avvicinarsi a questo livello di guardia. Emergono confusione e incertezza, che si riflettono in forme di ansia esistenziale e incapacità di concepire il futuro; sembra di essere in balia di eventi che è inutile non solo tentare di prevedere nei loro successivi sviluppi, ma anche tentare di gestire nelle loro manifestazioni presenti. È come se guidassimo al buio senza fari e senza specchietti retrovisori, come se gli spazi bui e gli angoli ciechi (gli spazi di realtà che non riusciamo a vedere coi nostri sensi, né con le tecnologie che abbiamo prodotto per potenziarli) si estendessero improvvisamente a tutto il nostro orizzonte visivo. Trascurando la strada della conoscenza, abbiamo smesso di pensare ai fari e agli specchietti retrovisori; ci siamo affidati a un pilota automatico addestrato su modelli normativi che ora mostrano la loro inadeguatezza, ma non abbiamo nuovi modelli con cui sostituirli.
A questo punto, perché non proviamo a mettere in discussione l’idea-pregiudizio che uomo e scienza siano contrapposti? Perché non proviamo a immaginare cosa potrebbe succedere se il concetto di umanesimo si estendesse alla comprensione scientifica della società umana (umanesimo scientifico)? Potremmo immaginare un graduale sviluppo della cooperazione globale (perché la scienza è forse l’unica fra le attività umane che non ammette confini e frontiere) che alimenterebbe l’innovazione scientifica come mezzo per migliorare la vita di tutti. Forse cambierebbero un po’ anche i nostri atteggiamenti: i modelli etici ci danno una visione poco dinamica del bene e del male, si reggono sulla punizione e ci abituano all’obbedienza; la scienza si alimenta alla fonte della curiosità umana, ci abitua a non dare nulla per scontato, si fonda sulla condivisione di un metodo per valutare l’adeguatezza delle nostre differenti ipotesi sulla realtà che ci circonda. La differenza tra i modelli etici alimenta il conflitto; la scienza invece alimenta la convergenza degli sforzi per risolvere i problemi con gli strumenti della conoscenza.
Tutto sommato questa idea, anche se apparentemente ingenua, non sembra del tutto priva di attrattiva. Forse varrebbe la pena dedicare un po’ di sforzi e risorse per approfondirla, con la necessaria consapevolezza, dosando gli interventi e rispettando i limiti che lo stato della conoscenza attualmente ci pone. Varrebbe la pena di prenderla in considerazione, senza arretrare se dovessimo scorgere un po’ di confusione e di incertezza anche nella comunità scientifica (essendo composta da uomini, non possiamo pretendere che sia completamente impermeabile al clima sociale nella quale opera) con fiducia nel metodo scientifico, che ha consentito all’umanità di fare enormi passi avanti, ma senza aspettarci quello che la scienza non può fare, ovvero miracoli.
Come spesso accade, le fasi di transizione sono quelle più incerte e anche impegnative (chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non quel che trova!); forse anche per questo tendiamo a evitare i cambiamenti. Siamo di fronte a sfide immediate e dobbiamo comunque “sfangare” il presente, che sembra piuttosto fuori controllo; ma forse varrebbe la pena provare a farlo senza continuare a percorrere ostinatamente e “ciecamente” la vecchia strada, bensì muovendo anche qualche primo passo sulla nuova strada, utilizzando (al meglio, per quanto possibile) quelle conoscenze sul comportamento umano che sono state prodotte da chi, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli, il sentiero della conoscenza non lo ha mai abbandonato. Per smuovere anche i più riluttanti, può essere utile pensare che attingendo a quelle conoscenze potremmo gestire in modo più consapevole, e quindi meglio, quei modelli normativi dei quali forse ora non possiamo ancora fare a meno (e comunque se e fino a quando si dimostreranno necessari per gestire le nostre società). Come incoraggiamento, ricordiamoci inoltre che la scienza è forse l’unica fra le forme di conoscenza umane ad avere un carattere cumulativo e, quindi, potrebbe davvero rappresentare il vero motore del progresso umano, non solo “materiale” ma anche sociale; a condizione, però, che venga coltivata la scienza del comportamento.
[1] L’umanesimo nasce nel XIV secolo come un movimento culturale e filosofico che pone l’essere umano e le sue capacità al centro dell’interesse intellettuale. Le caratteristiche principali dell’umanesimo includono, tra le altre, la valorizzazione della dignità umana e delle potenzialità dell’individuo, l’interesse per la vita attiva e civile, una nuova concezione dell’uomo come artefice del proprio destino.

