Ci siamo mai chiesti in che modo lo scorrere del tempo condiziona le nostre vite? Come definire la nostra dimensione spazio/tempo, ovvero gli aspetti dello spazio sociale che condizionano la gestione del nostro tempo?
In questo spunto di discussione proviamo a riflettere su alcuni aspetti che ci riguardano più di quanto pensiamo.
Il tempo ciclico (la routine). Le nostre vite si svolgono seguendo ritmi circadiani: ogni giorno ci svegliamo e terminiamo la giornata andando a dormire, per risvegliarci il giorno successivo e così via. Tutto si ripete ogni ventiquattro ore. Le conoscenze mediche – biologiche ci danno suggerimenti che riguardano le attività fisiologiche dei ritmi sonno-veglia, in quali momenti svolgere diversi tipi di attività, in che modo distribuire i diversi nutrienti nell’arco della giornata, quando assumere i farmaci. Qualche variazione nella routine giornaliera è data da un’altra ciclicità, quella stagionale. Le nostre giornate si inseriscono nei cicli delle stagioni: all’inverno segue la primavera, alla primavera segue l’estate, all’estate segue l’autunno; poi di nuovo inverno, primavera, estate, autunno e così via. A ogni ripetizione del ciclo, celebriamo un nuovo anno.
Il tempo lineare (lo scorrere della vita). La nostra vita si sviluppa giorno dopo giorno, nel succedersi degli anni, dalla nascita alla morte, ma le stagioni della nostra vita si ripetono una sola volta. A differenza del sonno e della veglia, a differenza delle stagioni, non possiamo rivivere le stagioni della nostra vita. Al periodo dell’infanzia succede il periodo dell’adolescenza, che prelude al passaggio all’età adulta (la maturità) a cui segue la vecchiaia e ognuno di noi può vivere questa successione una sola volta nella vita: è unica e irripetibile.
Il tempo delle scelte (chi siamo). Ogni giorno abbiamo circa sedici ore di veglia. È il nostro presente, il tempo che definisce il confine fra il nostro passato (il tempo degli eventi che non possiamo più cambiare) e il nostro futuro (il tempo che ci resta da gestire). Ciò che ci contraddistingue come individui è il modo in cui usiamo il tempo: le attività che scegliamo di svolgere e la nostra capacità di usare il tempo in modo “efficiente” (quella che, in ambito lavorativo, chiamiamo “produttività”). Il tempo è la risorsa più scarsa che abbiamo.
La gestione delle nostre scelte quotidiane è tradizionalmente oggetto delle celebrazioni del ciclo annuale, periodo in cui sentiamo maggiormente il confine fra passato (l’anno vecchio che se ne va) e futuro (l’anno nuovo che inizia). Uno degli aspetti più tipici di queste celebrazioni sono, infatti, i buoni propositi: all’inizio di ogni anno, pensiamo alle nostre scelte e alla nostra capacità di realizzarle al meglio, cioè a come migliorare il modo di impiegare il nostro tempo. Le trappole in cui ricadiamo più frequentemente sono l’impulsività e la procrastinazione; la scienza comportamentale dovrebbe essere la nostra “bussola” per navigare nella quotidianità fatta di tentazioni e frustrazioni.
La ripetizione di cicli e le relative scelte (in che modo affrontare la nuova giornata, in che modo gestire il nuovo anno) si incastonano nelle fasi della vita. Ogni fase della nostra vita si differenzia per il tipo di azioni che possiamo compiere: i modi in cui possiamo utilizzare il nostro tempo nella fase dell’infanzia sono diversi rispetto all’adolescenza e cambiano ulteriormente nell’età adulta (maturità) e poi nella vecchiaia. In ogni fase è importante definire gli obiettivi da perseguire e perseguirli con costanza, determinazione e impegno.
Lo spirito dei tempi (lo sfondo delle nostre vite). Manca ancora una dimensione fondamentale dei nostri tempi, definita dalle coordinate del tempo e del luogo in cui viviamo. Sono le coordinate che inseriscono le nostre vite entro una linea del tempo in cui si collocano gli eventi irripetibili di uno specifico contesto sociale. Nascere cento anni prima o cento anni dopo nella stessa area geografica ha profonde ripercussioni sul modo in cui noi possiamo gestire il nostro tempo, così come nascere nello stesso anno ma in aree geografiche profondamente diverse. Un italiano del nuovo millennio può gestire il proprio tempo in modo diverso rispetto a un italiano del 900; un contemporaneo europeo può gestire il proprio tempo in modo diverso da un contemporaneo asiatico. Anche quando ci sembra di trovarci di fronte a eventi che accomunano passato e presente o eventi che interessano contemporaneamente aree geografiche diverse, il clima sociale è diverso e questo ha un impatto significativo sulle nostre vite.
Il clima sociale è lo sfondo delle nostre vite. In alcuni periodi tendiamo a non considerarlo perché lo diamo per scontato (in genere, i periodi di staticità, in cui la routine prende il sopravvento), in altri ci sembra che sovrasti la nostra possibilità di scelta sin quasi ad annullarla (in genere, i periodi di turbolenza e transizione, in cui possiamo dare ben poco per scontato), in altri ancora ci stimola e ci sostiene (in genere, i periodi di stabilità e progresso).
Capire il clima sociale che caratterizza lo spirito dei tempi è fondamentale per evitare la passività della routine o contrastare il senso di impotenza, l’ansia sociale, così come è importante capire come contribuire alla creazione di un sottofondo sociale di stabilità e progresso. Il supporto fondamentale dovrebbe essere ricercato nella scienza comportamentale applicata alla comprensione dei fenomeni sociali.
Questa è, in fondo, la logica che condividiamo in questo sito.

